Il Monte Bianco e le sue bellezze

Il Monte Bianco si trova nell’Italia nord-occidentale, in Valle d’Aosta, nella provincia di Aosta. Fa parte delle Alpi e si trova nella parte centrale di una catena montuosa – il massiccio del Monte Bianco, perennemente innevato – che si estende su tre nazioni: il 20% appartiene alla Svizzera, il versante sud (il 37%) è in Valle d’Aosta, il resto (43%) si trova in Francia.

Con i suoi 4.808 metri e 75 centimetri di altezza non ha pari in Europa: il Monte Bianco è il “tetto” del Vecchio continente. Ha forme spettacolari e armoniose: l’erosione dei venti e dell’acqua ha disegnato le rocce granitiche, che così hanno preso la forma di guglie e creste spettacolarmente ripide. E poi valloni profondi e ghiacciai che giungono fino alle foreste di fondovalle. Dalla cima scende la più alta cascata di ghiaccio delle Alpi, quella della Brenva: un fiume azzurro che arriva a quota 1200 metri, sul fondo della Val Veny. I ghiacciai più estesi sono quelli del Miage, di Triolet e di Pré de Bar. La Mer de glace, invece, è il ghiacciaio più esteso del massiccio: sono 52 i chilometri quadrati di estensione, tutti francesi.

Michel Paccard e Jeaques Balmat furono i primi a raggiungere, da Chamonix (Francia), la vetta del Bianco: erano le 18.23 dell’8 agosto 1786. E’ in questo giorno che di fatto nasce l’alpinismo. Il 6 agosto 1864 il geologo Felice Giordano scalò il gigante dal versante italiano. Nel 1890 Achille Ratti, il futuro papa Pio XI, tracciò la via cosiddetta “normale” del versante italiano: il percorso partiva da Courmayer e trasformò non poco questo piccolo borgo di montagna nella capitale dell’alpinismo. Dopo l’ascesa, il Bianco fu letteralmente preso d’assalto da chi voleva misurarsi con le sue vette. Per questo venne fondata la società delle guide alpine di Courmayer, la più antica d’Italia. Tutte le cime sono state “conquistate”: le ultime, negli anni Settanta.

Una volta raggiunta la vetta, si domina un panorama che non ha eguali. La funivia, da Courmayeur, porta a Punta Helbronner, a quota 3.462 metri. Qui, su una magnifica terrazza, si può godere di una vista spettacolare su tutto l’arco alpino: dalla cima del Monte Bianco al Dente del Gigante, ai celebri ‘4.000’ d’Europa (Cervino, monte Rosa, Grivola e Gran Paradiso).

La “traversata del Bianco” è suddivisa in sei tronconi: da La Palud si raggiunge il Papillon di monte Fréty (2175 metri); poi si prosegue per il Colle del gigante e il rifugio Torino (3321 metri). Su ancora, fino a Punta Helbronner. Proseguendo, sospesi sui ghiacciai, si tocca il Gros Rognon (3448 metri) e si arriva sotto la cima dell’Aiguille du Midi (3842 metri, il punto più alto, sul versante francese). Infine, si scende a Chamonix, sempre in Francia. In circa un’ora e mezza, in condizioni meteo normali, si scavalca la catena del Bianco.

Eventualmente c’è anche un ascensore che porta direttamente sulla cima dell’Aiguille du Midi, e il panorama è eccezionale. Tra l’altro, sul monte Fréty è possibile visitare l’Oasi naturalistica del Pavillon del Fréty, un’ampia zona protetta che ospita numerosi esemplari della fauna alpina ed è sede del Giardino alpino Saussurea, aperto da fine giugno a fine settembre. Qui si possono ammirare oltre 900 specie vegetali della flora spontanea del Monte Bianco e di altre catene montuose di tutto il mondo.

Per arrivare in vetta si possono seguire più di 100 itinerari diversi, ma è consigliabile, soprattutto se non si è esperti, affrontare l’ascesa con una guida.

Chi non ha dimestichezza con l’alpinismo, invece, può ricorrere al comodo servizio di funivia, disponibile, come detto, a pochi chilometri da Courmayeur (La Palud): non raggiungerà la vetta, ma in soli 20 minuti potrà coprire gli oltre 2000 metri di dislivello che separano il fondovalle dai 3462 metri di Punta Helbronner.

Da Punta Helbronner gli appassionati del fuoripista possono cimentarsi in emozionanti discese lungo i favolosi itinerari che conducono verso Chamonix e Courmayeur.

Se si vuole sorvolare il Monte Bianco, fino quasi a sfiorarne le cime, si consiglia di prenotare un volo in mongolfiera. Nell’area rarefatta e nel cielo turchino, il volo può durare un’ora (oltre al tempo necessario per rientrare alla base di partenza) o cinque ore se si vuole compiere la traversata delle Alpi.

Da segnalare anche le altre cime del massiccio, maestose muraglie di pietra: il Dente del gigante (4014 metri), le Grandes Jorasses (la cima lunga 1 chilometro raggruppa sei punte e 5 superano i 4000 metri), l’Aiguille noire del Peuterey (3373 metri) e il mont Dolent (3820 metri), a piramide: la sua vetta è il punto di incontro tra Italia, Francia e Svizzera. Ovviamente in inverno qui si scia: il comprensorio sciistico si raggiunge con le funivie Courmayeur e Val Veny, con stazioni di partenza rispettivamente a Courmayeur e a Entrèves (che è anche l’ingresso della galleria sotto il Monte Bianco).

Per lo sci da fondo ci sono le piste della Val Ferret, nei pressi di Courmayeur. Questo è anche il paradiso dei fuori pista, poi si può passeggiare con le racchette da neve, ci si può arrampicare sulle cascate di ghiaccio, fare golf sulla neve, sleddog, snow-bike, deltaplano e parapendio, equitazione e pattinaggio sul ghiaccio.

Nel periodo estivo gli amanti del trekking apprezzeranno i sentieri che si snodano all’interno dell’Oasi naturalistica del Pavillon di monte Fréty, luogo ideale per stabilire un contatto con l’ambiente alpino e contemplare il panorama. Su questa balconata di quasi 2200 metri si possono ammirare la conca di Courmayeur e le sue valli laterali di Veny e Ferret. Ci si arriva anche con la funivia che porta al Rifugio Torino.

A Courmayeur c’è di tutto: alberghi, campeggi, case e appartamenti. Consigliati i rifugi, dove ci si può rifocillare ma anche dormire. Visto il panorama attorno, è l’esperienza di soggiorno più suggestiva. I posti letto non sono molti, quindi si consiglia di prenotare.

I rifugi in quota propongono la cucina di montagna, con piatti tipici delle vallate: polenta, carne e verdure cotte sulla pietra ollare, le zuppe di brodo di carne con formaggio e burro, il formaggio fontina (dal marchio Dop, denominazione di origine controllata), la ricotta piccante e quella normale (ottima quella ottenuta dal fontina), la salsiccia, le tome degli alpeggi (formaggio stagionato dai due ai quattro mesi), salamini di carne bovina o suina, prosciutto crudo, lardo (quello di Arnad è Dop), selvaggina e la mocetta, ovvero il pane nero di segale spalmato di burro e un velo di miele con la coscia di cervo stagionata e aromatizzata con timo, salvia, alloro e rosmarino. Da gustare anche castagne, noci, miele, mele e pere. Ottimi i vini (i vigneti più alti d’Europa), tra cui numerosi i Doc, e la grappa, di altissima qualità.